
ILEONIMORTI.IT
1998/2008 VII EDIZIONE
Alcuni Tratti dal IV Capitolo
...il "Canto dei maledetti", amplificato dall' eco dei sotterranei, risuonò e cessò bruscamente. Si udì un comando secco. Gli scampati, ancora una volta, si misero sull' attenti. Un riflettore dell' aviazione illuminava la scena. Lo Standartenfuhrer Steinmuller si avanzò allora verso Cristiano Gauvin, immobile. Nelle sue mani alzate si vedeva brillare un oggetto. Una svastica, rinchiusa in un doppio cerchio di platino e rubini, spiccava su di un sole d' oro. Era la famosa croce tedesca in oro.
- Se permette, e vuol togliersi la giubba, signor maggiore...
...qualcuno aveva ancora un po' di calvados nella borraccia e pregò Gauvin di accettarlo...
...Speer è ancora ministro...
Mi permetta... questa storia, ascolti la fine, è il pezzo più bello!: Il nostro Speer arriva con le bottiglie e tutti gli annessi e connessi. D' improvviso viene preso dal rimorso. Si presenta al Fuhrer e gli confessa tutto "Sono un cane, un porco, un rospo, mi uccida di sua mano!". Mentre Speer stava cercando dappertutto nella stanza un gancio da macellaio per impiccarsi, Hitler, rivolto verso il ritratto del Grande Federico, piangeva in silenzio. Ha stretto le mani dl suo ministro: "Si calmi Speer. Mi piacciono gli uomini che hanno la sua franchezza. Vada...".
...che egli abbia avuto ragione in confronto a loro, che questo ex caporale abbia dato loro lezioni di strartegia - e che lezioni! - ecco quello che non gli hanno mai perdonato e che non gli perdoneranno mai. Lo odiano...
Domenica 9 Aprile.
Ed il combattimento, il feroce combattimento riprese alla Wilhelmstrasse, al chiarore degli incendi. La lotta era assai più impari che a NeuKolln. Nessun carro armato sosteneva più l'azione dei francesi. Per mancanza di munizioni, le armi catturate al nemico erano ormai inservibili; le compagnie ricomposte e ridotte ad una sessantina di uomini ciascuna, disponevano ancora di qualche mitragliatrice pesante, di Panzerfaust e di fucili automatici. Si doveva far economia di granate. L'arma più temibile di quei soldati era il loro cuore...
...i Francesi si strappano il Panzerfaust dalle mani: ognuno vuole il suo carro. Un secondo attacco di mezzi corazzati sovietici viene respinto, e tre carri nemici bruciano. Una terza ondata viene arrestata; questa volta le carcasse di due T-34 sventrati in mezzo alla strada, impediscono agli altri di avanzare. Tuttavia l'accerchiamento del battaglione è quasi totale; non verrà disimpegnato che a prezzo di un sanguinoso contrattacco, sferrato da elementi franco-tedeschi. Il martellamento riprende con più forza di prima. Anche i Francesi riescono a contenere altre ondate di mezzi corazzati nemici, che attaccano adesso in ordine molto serrato. I carri sono scortati dalla fanteria, a sua volta protetta dai lanciafiamme. Si arriva alla lotta corpo a corpo e si producono infiltrazioni nemiche nello schieramento del battaglione che ha subito gravi perdite... Gli allievi ufficiali, usciti da poco dalla loro scuola, sono assai provati.
Sopraggiunse la notte senza che la lotta s'affievolisse. I rossi guadagnavano qualche decina di metri, s' infiltravano a qualunque costo, e ricominciavano a marcare il passo. I loro carri bruciavano, la loro fanteria si ritrovava decimata al momento in cui pensava di non avere più nessuno davanti. Dalle rovine incendiate coi lanciafiamme, sbucavano dei veri demoni, insanguinati e coperti di polvere, che li mitragliavano a bruciapelo, li attaccavano all'arma bianca o con le bombe a mano. Poi i demoni scomparivano nell'enorme fumo di quest' inferno. I commissari politici, revolver in pugno, raccozzavano i loro uomini che una mitragliatrice invisibile andava falciando.
Eppure si trattava della guardia rossa, di Russi appoggiati da due reggimenti ucraini, sferzati dall' alcool, e sicuri di una vittoria che i bollettini dell'Armata rossa avevano già data per certa.
E i francesi quanti erano? Uno conto venti? Uno contro trenta? Feriti due volte, feriti tre volte, ritornavano a combattere e si facevano uccidere sul posto senza un grido, senza un'invocazione di soccorso, anche quando si sentivano gravemente colpiti. I loro nervi reggevano da tre giorni e non avrebbero ceduto mai. Non vi è truppa al mondo che si sia battuta con maggior coraggio di questo pugno di Francesi in lotta, nel cuore stesso dell'Europa, per un chilometro quadrato di rovine. Non vi è soldato che non debba, da soldato, rendere loro omaggio. Non un solo uomo, che sappia difendere le sue idee con la propria pelle, dovrà mancare di salutarli.
...il monologo del Cancelliere fu interrotto dall' arrivo del Gruppenfuhrer Rattenhuber e del Generale Mohnke:
Ebbene, Rattenhuber, che succede? E' sofferente? Parli dunque!
Livido, il comandante della guardia personale di Hitler rese noto che i primi carri armati nemici erano appena sboccati sulla Potsdammerplatz.
Il volto di Hitler divenne perfettamente calmo. Si sarebbe detto che si trattasse di un'altra persona...
...era persuaso che Berlino avrebbe potuto essere salvata... Tanto valore... La prego di ritornare al suo posto Mohnke, e di tenermi al corrente dei movimenti del nemico. Del resto verrò a raggiungerla presto. Voglio trovare una morte degna in quest' ultimo combattimento.
Goebbels e Bormann protestarono. Il Fuhrer non aveva diritto di morire. Doveva vivere perche la Germania potesse vivere.
- Pensi, mein Fuhrer, - disse Bormann - che può essere fatto prigioniero.
- No - fece Hitler con un sorriso strano. - Tutti abbiamo con noi il necessario per non cadere vivi nelle mani di quei selvaggi...
...andò a prendere un grosso libro che aprì da solo ad una certa pagina e lesse: "...Neanche da morto deve cadere nelle mani degli Inglesi. La farebbero imbalsamare per poterla mostrare ad uno scellino a testa". Questo secondo il Visconte Chateaubriand, era, signori, il consiglio che uno dei suoi ufficiali dava all'Imperatore Napoleone. Costui aveva ragione, Bormann. E fosse che i rossi mi destinerebbero a qualcosa di meglio che a Sant'Elena?
Voltò di scatto la testa verso la porta che si era aperta e chiese con indifferenza:
- Che cos' è Gunsche?
Lo Sturmbannfuhrer Otto Gunsche, gli occhi puntati su di un foglio di carta che teneva tra le mani tremanti, pareva fare grandi sforzi per dominare una forte emozione e parlare calmo:
- Mein Fuhrer, ci viene comunicato in questo istante che i mezzi corazzati e la fanteria sovietica, che avevano raggiunto la Postdamerplatz, stanno subendo un terribile bombardamento di proiettili di medio calibro provenienti da sud, che li ha costretti a fare dietro-front.
Quest' incrdibile notizia non parve sorprendere Hitler, e a stento un po' di sangue affluì sul suo volto giallastro. Spostò una grossa lente sulla tavola dove erano spiegate le carte:
- E Wenck - disse brevemente. - Deve essre a Vannsee o a Klein Mmachnow. Arriva a tempo. Gunsche, vada a chiamarmi subito von Greimz.
...a dire il vero, era come una notte fittizia contenuta in quella vera, quella che doveva pure esistere da qualche parte sulla terra, come nel cielo, nei luoghi dove vi erano ancora una terra e dei cieli.
Allora le grida, le grida atroci si fecero nuovamente udire, questa volta più vicine. Erano grida di donne. I rossi, come in ogni altra città in cui dal 1917 erano entrati da vincitori, facevano la loro guerra. Gauvin sapeva quanto questi clamori di bestie sgozzate facessero effetto sui nervi dei suoi soldati. Lui stesso riusciva a stento a sopportare queste urla che gli agghiacciavano il cuore. Aveva l'impressione che lo chiamassero, lui personalmente, in aiuto. E non poteva fare nulla. Nulla. Adesso era una bambina a gridare... giunse perfino a desiderare che quei bruti, appagati, la uccidessero presto. Dato che uccidevano quasi sempre poi...
...guardava la lista dei morti posata sulla cassetta delle granate. Laubardier. Ledro, Fallerange ammazzati. Si meravigliava di soffrire così poco. C'era voluto quel grido, il grido di morte di una bambina, per commuoverlo.
...da quattro giorni e quattro notti viveva, come i suoi ufficiali e soldati, fuori dal tempo e dallo spazio, distaccato da tutto quanto era non solo normale, ma reale. Viveva in un mondo che non si poteva neppure definire spaventoso, eroico o selvaggio, poiché questi termini non avevano più significato della parola orrido pronunciata da un dannato per definire l'inferno. Erano tutti prigionieri del regno della follia, che nessun angelo lassù aveva mai annunciato soffiando nel bronzo e del quale Breughel, Dante, Blake, Nerval, Poe, Nietzsche e Holderlin, non avevano mai saputo mostrare che i poveri aspetti umani, nati dalla loro immaginazione. Da quattro giorni, lui ed i suoi uomini, erano così ben murati nella follia, che ciascuno di loro era diventato la demenza incarnata, agente, calcolatrice...
Edizione 2005
Il libro è distribuito nell'Edizione 2005.